Se questo è un blog

Ci risiamo. Passano i mesi e non scrivo nulla. Penso di non avere nulla di interessante da dire. E invece no, cavoli, un figlio e una moglie che mi riempiono di gioie non possono non darmi spunti ogni giorno. Federico canta, sta imparando ad andare in bici, socializza molto ed ha tanti amichetti. Mia moglie si batte per un lavoro dignitoso, porta avanti la casa ed è una madre meravigliosa. Io continuo a lavorare, contento di tutto questo, e a prendere i miei cari treni che mi danno tanto tempo per pensare. E ringraziare il Signore per tutto quanto. E allora è questo che voglio raccontare, con più impegno e costanza di prima, perché questo, fino a prova contraria, è ancora un blog.

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O anche 21714 se avessi scritto il post stasera.
Due numeri che marcano l’inizio e la fine delle mie giornate lavorative, due numeri che mi danno il tempo di riflettere sulle cose, riposarmi, twittare, leggere, guardare serie TV o qualunque altra cosa mi vada. Due numeri che rappresentano il tempo per me, quello che ho ricavato essendo pendolare e scegliendo il treno come mezzo di trasporto. Il treno mi allontana dalla famiglia, ma mi avvicina a me stesso. E ne ho davvero bisogno a volte. Sono anche fortunato perché solitamente sono puntuali (oggi ovviamente non è il caso) e trovo sempre posto, incontro persone per una chiacchierata improvvisa, mi riempio gli occhi del mare e le colline della mia regione, che in questo periodo primaverile sono un richiamo alla vita. E quando arrivo al lavoro non parto stanco, ma carico. E questa carica la condivido qui, con chi ne ha voglia e con chi ne ha bisogno. Fino al prossimo viaggio.